Il burro di Karitè

Il karité è un albero ad alto fusto, appartenente alla famiglia delle Saponacee, diffuso in una vasta zona a sud del Sahara, tra la Guinea francese, il Senegal, il Ciad e la Costa d’Avorio.
Il suo nome botanico è Butyrospermum parkii, in onore di Mungo Park, l’esploratore scozzese vissuto alla fine del Settecento che per primo fece conoscere in Europa i pregi del burro di karité.
Può raggiungere i quindici metri di altezza e un metro di diametro e il suo aspetto ricorda un po’ la nostra quercia, con una chioma verde scuro e le foglie raggruppate alle estremità dei rami.

E' salute da spalmare

E' salute da spalmare Ricchissimo di vitamine e di sostanze nutritive, il burro di karitè possiede proprietà rigeneranti, protegge la pelle dal sole e dal gelo, migliora la circolazione, attenua le rughe e svolge un’azione cicatrizzante. Un vero toccasana per il corpo. Ecco come viene prodotto in Africa.
Il burro di karité viene da sempre usato in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come farmaco. Gli indigeni lo chiamano “albero della giovinezza” e lo utilizzano, ad esempio, come balsamo per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti e le bruciature. Le donne dei paesi tropicali, famose per la loro pelle vellutata, lo utilizzano fin dall’antichità come protettivo contro l’azione del sole, del vento e della salsedine. In Africa, i terapeuti tradizionali usano la pianta di karitè per combattere diverse malattie.

• Ad esempio per la congiuntivite utilizzano un decotto preparato con la corteccia dell’albero; per la tosse, le noci pestate ed unite all’acqua. In realtà le popolazioni africane usano ogni parte della pianta: la buccia e la polpa del frutto sono mangiate tal quali o cucinate secondo antiche ricette; il grasso contenuto nel seme, cioè il burro di karité, viene usato come condimento, simile al nostro burro, ma anche come prodotto cosmetico per la pelle e per i capelli. Serve anche per fare candele, o per ricavarne detergenti simili al nostro sapone; i residui delle lavorazioni si utilizzano come mangime per il bestiame; il lattice delle foglie serve come colla; infine il legno, che è molto duro e pesante, viene utilizzato per costruzioni e per oggetti di cucina e artigianali.
• L’impiego del burro di karité nella moderna dermatologia e in cosmetologia, è dovuto alle sue proprietà cicatrizzanti, emollienti, antirughe, idratanti, antiossidanti, lenitive e protettive.
• Altro merito del karité è quello di possedere una buona capacità filtrante nei confronti dei raggi solari, quindi diventa un ottimo protettivo e preventivo dei danni cutanei provocati dall’esposizione al sole, quali l’eritema solare e la comparsa precoce di rughe. Ricchissimo anche di vitamine A, B, E e F, è adatto per combattere dermatiti, ustioni e irritazioni.
• Ma la sua caratteristica esclusiva, il segreto che lo rende davvero unico, è l’altissimo contenuto di insaponificabili (dal 12% al 18%), sostanze fondamentali per il miglioramento della tonicità della pelle, ed in particolare per il mantenimento della sua naturale elasticità. Il suo uso infatti è consigliato, ad esempio, durante la gravidanza, perché previene la formazione di smagliature sia sull’addome che sul seno.
• Durante l’allattamento previene la formazione di ragadi; inoltre protegge la pelle del neonato dall’arrossamento dovuto al contatto col pannolino. Per chi fa sport e per la casalinga ammorbidisce le callosità sia delle mani che dei piedi; nelle persone che stanno a letto a lungo, ammorbidisce e rafforza la pelle, prevenendo la formazione di arrossamenti e piaghe; è ottimo per difendere e proteggere la pelle dall’azione aggressiva del gelo durante la stagione fredda.
• Da ultimo, ma non come importanza, è un prezioso cosmetico naturale antirughe e anti età per il viso e il décolleté, rallenta l’invecchiamento cutaneo, attenua le rughe già esistenti fino, in molti casi, a farle scomparire.

L'estrazione

L'estrazione Dapprima si fanno seccare a terra, poi sono separate dalla polpa (mangiata anche dagli animali). Infine le noci vengono fatte seccare su forni. In alcuni villaggi vengono stoccate in buche nel terreno, metodo che causa un odore sgradevole. In altri villaggi vengono stoccate nei granai per evitare questo inconveniente.
L’estrazione del burro di karité avviene con un antico processo artigianale. Una volta tostate (per facilitare la loro frantumazione) le noci vengono sminuzzate e polverizzate dalle donne con l’ausilio dei mortai di legno. L’operazione del pestaggio è lunga e faticosa, e porta all’ottenimento di una pasta grezza.
La pasta grezza del karitè viene prima ripulita dai grumi più grandi, quindi immersa in un catino pieno d’acqua e mescolata con le mani, per molto tempo, per facilitarne la lavorazione. È un lavoro faticoso che produce una sostanza semiliquida ben amalgamata e omogenea.
In questa fase il burro di karitè si separa naturalmente dall’acqua. È un processo che avviene con il “riposo” del composto. Infatti dopo circa mezz’ora, l’impasto del karitè comincia ad emergere, a galleggiare nell’acqua del catino. Questo è il momento per essere recuperato dalle mani delle donne.
La pasta a questo punto viene fatta bollire per far affiorare le impurità. Si continua a far bollire finché non compare una pasta biancastra, piuttosto densa, che viene poi fatta riposare per 24 ore per terminare il processo. Il prodotto ottenuto ha un colore variabile dal verde chiaro al giallino, di odore gradevole e di sapore quasi dolce.

Il frutto

Il frutto Il frutto dell’albero di karitè, simile a una prugna, racchiude al suo interno un nocciolo legnoso da cui si ricava il prezioso burro.
L’operazione della raccolta dei frutti, che in genere avviene in autunno, è svolta unicamente dalle donne, che si allontanano anche molti chilometri dal villaggio per ricavare 10-50 chili di karitè trasportati poi in recipienti sulla testa.
Le proprietà cicatrizzanti, emollienti, antiossidanti, lenitive e idratanti fanno del burro di karitè un componente specifico per molti prodotti cosmetici.